Con questa intervista inauguriamo il podcast dedicato ai Working Paper prodotti da SOSE, una vera e propria collana pensata per la divulgazione dei risultati ottenuti nell’attività di studio e ricerca che l’azienda porta avanti nel suo lavoro quotidiano. 

Il primo Working Paper è intitolato “Tassazione presuntiva ed efficienza delle imprese: un approccio integrato per l’analisi della compliance fiscale”. Per parlare di questo lavoro abbiamo al microfono Valeria Bucci, economista del Centro Studi SOSE e assistant editor della collana.

Testo Podcast

Buongiorno e bentrovati. Con questa intervista inauguriamo il podcast dedicato ai Working Paper prodotti da SOSE, una vera e propria collana pensata per la divulgazione dei risultati ottenuti nell’attività di studio e ricerca che l’azienda porta avanti nel suo lavoro quotidiano.  

Il primo Working Paper è intitolato “Tassazione presuntiva ed efficienza delle imprese: un approccio integrato per l’analisi della compliance fiscale”. Si tratta di una questione cruciale nell’approccio anche teorico ai sistemi fiscali.  

Per parlare del lavoro contenuto in questo primo Working Paper abbiamo con noi Valeria Bucci, economista del Centro Studi SOSE e assistant editor della collana .  

 

Buongiorno Valeria. Allora, cominciamo dall’inizio, cos’è la “tassazione presuntiva”?  

Buongiorno Gabriele, il termine tassazione presuntiva identifica una serie di strumenti di politica fiscale volti ad incrementare la compliance, prevalentemente delle PMI e dei lavoratori autonomi. In particolare, questi strumenti ricostruiscono la base imponibile dei contribuenti attraverso l’utilizzo di tecniche alternative alla metodologia standard basata sui dati contabili e fiscali registrati dai contribuenti. Solitamente si utilizzano informazioni aggiuntive connesse con il processo di generazione di valore e facilmente reperibili dalle autorità fiscali.

Il principale vantaggio dei metodi di tassazione presuntiva risiede nella possibilità di evidenziare situazioni di sotto-dichiarazione dei risultati aziendali confrontando i valori dichiarati dai contribuenti con quelli presunti dall’autorità fiscale. In presenza di un disallineamento con i valori presunti i contribuenti hanno la possibilità di allinearsi a questi ultimi o dimostrare all’autorità fiscale che la loro performance è effettivamente inferiore a quella presunta.

 

In cosa consiste il modello elaborato nel paper ?   

La metodologia proposta nel paper si pone l’obiettivo di sfruttare i vantaggi dei metodi di tassazione presuntiva, superando i suoi principali limiti, primo fra tutti l’impossibilità di identificare quali siano le cause di un eventuale disallineamento tra risultati aziendali e performance presunta dalle autorità fiscali. Proponiamo, pertanto, un approccio integrato che unisce i metodi di tassazione presuntiva con una misura di efficienza per ciascun contribuente, ottenuta implementando un modello di frontiera stocastica. Assumiamo che in presenza di una differenza negativa tra valori dichiarati e presunti associata ad un punteggio di efficienza basso è più probabile che la sotto-dichiarazione sia dovuta ad inefficienza del contribuente piuttosto che ad un comportamento evasivo. Al contrario, un comportamento evasivo è più probabile quando, in presenza di un livello di efficienza elevato, un contribuente dichiara una performance inferiore a quella presunta.

 

Quali vantaggi offre questo modello ai contribuenti e all’amministrazione finanziaria? 

L’approccio integrato ha un duplice vantaggio: da una parte, può favorire la compliance fornendo un valido strumento in grado di supportare l’attività delle autorità fiscali, dall’altra, oltre a fornire informazioni in merito alla sotto-dichiarazione dei risultati aziendali, può evidenziare situazioni di bassa efficienza, segnalando al contribuente l’utilità di intervenire sulla gestione aziendale.

 

Ringraziamo Valeria Bucci, economista del Centro Studi SOSE e assistant editor della collana di working papers, e ci diamo appuntamento al prossimo approfondimento.