(…)  E’ sempre più chiaro che la sfida centrale riguarda il funzionamento del sistema finanziario e la misura in cui si allinea alle esigenze di sviluppo sostenibile. Se il sistema finanziario può essere allineato a queste esigenze, la transizione verso uno sviluppo sostenibile può essere raggiunta

Il Ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, al G20 Clima, Ambiente ed Energia che si è svolto a Napoli. 

 

Il Dibattito delle Idee 

 

Non solo Green, ecco i 5 modelli di business per un’azienda “sostenibile” 

Uno studio, condotto dal Dipartimento di Management di Università Ca’ Foscari Venezia, in cui sono state intervistate 287 imprese, ha permesso di identificare cinque percorsi comuni alle aziende che si sono orientate alla sostenibilità intesa come valore condiviso e non solo come responsabilità sociale. Questi cinque modelli di business riguardano i cinque ambiti in cui operano i principali stakeholder di un’azienda: dal personale ai fornitori, dai prodotti e servizi alla supply chain alla sostenibilità ambientale. Un’idea di sostenibilità molto ampia e accessibile a qualunque organizzazione decida di investire sul proprio futuro di azienda ma anche di comunità. Qui per approfondire. 

 

“Fit for 55”, la transizione energetica vista dall’Europa 

Il pacchetto di leggi in tema di sostenibilità energetica presentato dalla Commissione Europea delinea un’idea di leadership importante per il nostro continente con obiettivi ambiziosi. Il nostro continente si prefigge di tagliare i gas serra del 55% (rispetto al 1990) entro la fine di questa decade. La Commissione ha inoltre proposto obiettivi vincolanti per aumentare la quota di energie rinnovabili nel riscaldamento e raffreddamento a livello di stati membri. Tutte misure che necessitano di una varietà di strategie e di politiche innovative, efficaci e inclusive. Qui per un approfondimento. 

 

Quanto pesano dieci anni di mancati investimenti 

In Italia, soprattutto negli ultimi decenni, gli investimenti si sono drasticamente ridotti, soprattutto da parte del settore pubblico. Secondo le stime, tale assunto politico decisorio, è costato al paese 8 punti di Pil. Compensati in parte da export e consumi interni, che sono ora i più colpiti dalla pandemia. Nel 2020 gli investimenti fissi lordi in Italia ammontano a 293 miliardi di euro, un dato al di sotto del triennio precedente, quando oltrepassavano i 300 miliardi. È una dinamica che evidenzia come il paese non sembri essere riuscito a mettere in campo politiche pubbliche in grado di far sostenere e affrontare le conseguenze della crisi. Qui per approfondire. 

 

Studi, ricerche e numeri 

 

Produzione nelle costruzioni in crescita dello 0,9% nell'area euro e dello 0,7% nell'UE 


A maggio 2021 rispetto ad aprile 2021, secondo le prime stime di Eurostat, l'ufficio statistico dell'Unione europea, la produzione destagionalizzata nel settore delle costruzioni è aumentata dello 0,9% nell'area dell'euro e dello 0,7% nell'UE. Sempre secondo Eurostat, nell'area euro a maggio 2021, rispetto ad aprile 2021, l'edilizia è aumentata dell'1,2% mentre l'ingegneria civile è diminuita dello 0,3%. Nell'UE, la costruzione di edifici è aumentata dello 0,9%, mentre l'ingegneria civile è diminuita dello 0,1%. Qui la sezione Comunicati stampa di Eurostat. 

 

Istat, stabile la ricchezza non finanziaria in Italia nel 2019 

L’Istat rileva che la ricchezza non finanziaria in Italia, continua a ridursi ma a ritmo molto rallentato. A fine 2019, è pari a 10.377 miliardi di euro, sostanzialmente stabile rispetto al valore registrato nel 2018 (-0,1% il tasso di variazione). La dinamica negativa dell’ultimo triennio (-0,1% in media annua), spiega l’Istat, è sensibilmente inferiore a quella registrata negli anni precedenti (-1,3% in media annua nel periodo 2011-2017). Però, prosegue l’istituto di statistica, diminuisce nel 2019 anche il valore degli immobili (-0,2% e -0,6% rispettivamente per le abitazioni e per gli immobili non residenziali) a seguito della discesa, pur se contenuta, dei prezzi registrati sul mercato immobiliare. Qui la nota dell’Istat. 

 

Istat, in calo del 3,6% la produzione nelle costruzioni 

La produzione nelle costruzioni arretra nel mese di maggio, dopo quattro mesi di crescita. L’Istat a maggio 2021 stima che l’indice diminuisca del 3,6% rispetto ad aprile. Nella media del trimestre marzo – maggio 2021 la produzione nelle costruzioni aumenta del 7,8% rispetto al trimestre precedente. Su base tendenziale l’indice grezzo della produzione nelle costruzioni aumenta del 37,3%, mentre l’indice corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi di calendario sono stati 21 contro i 20 di maggio 2020) registra una crescita del 32,6%. Qui la nota dell’Istat. 

 

Inps, ad aprile 2021 +210% delle assunzioni rispetto ad aprile 2020 

Le assunzioni attivate dai datori di lavoro privati nei primi quattro mesi del 2021 sono state 1.715.000, con un lieve aumento rispetto allo stesso periodo del 2020 (+2%). Tale è il risultato risultante dalla combinazione della flessione dei mesi di gennaio e febbraio 2021, mentre per i mesi di marzo e aprile 2021 si registra un aumento rispettivamente del 18% e del 210% rispetto agli stessi mesi del 2020. È quanto è stato rilevato dall’Inps nell’aggiornamento al mese di aprile 2021 dall'osservatorio sul precariato. Questa dinamica, spiega l’Inps, caratterizza tutte le tipologie contrattuali. Particolarmente accentuato risulta il recupero, negli ultimi due mesi, per le assunzioni a termine, stagionali e in somministrazione. Qui la sezione comunicati stampa dell’Inps. 

 

Istat: cala il fatturato dell’industria, -1% a maggio 

L’indice destagionalizzato del fatturato dell’industria diminuisce, interrompendo la dinamica positiva in atto dalla fine dello scorso anno. Secondo i dati resi noti dall’Istat, a maggio il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, ha registrato un calo dell’1%, in termini congiunturali. Il calo è determinato dall’andamento del mercato interno (-1,9%) mentre si rileva un moderato incremento su quello estero (+0,7%). In termini tendenziali si evidenzia, invece, un +40,2%, ma l’aumento va ridimensionato visto il confronto con il 2020, l’anno della pandemia. Qui la nota dell’Istat. 

 

Eurostat, il debito pubblico nell’eurozona sfonda il tetto del 100% del Pil. L’Italia a quota 160% 

Alla fine del primo trimestre del 2021, ancora fortemente influenzato dalle misure politiche per mitigare l'impatto economico e sociale della pandemia e dalle misure di ripresa, il debito pubblico dell'area euro è salito al 100,5% del Pil, superando ufficialmente per la prima volta la soglia del 100%, rispetto al 97,8% della fine del quarto trimestre 2020. Lo comunica Eurostat, che indica come in ltalia, il debito pubblico abbia raggiunto il 160% del Pil. Qui la sezione comunicati stampa di Eurostat. 

 

IHS MARKIT: con la riapertura dell’economia, Il PMI Flash dell’eurozona tocca il record in 21 anni 

L’attività economica dell’eurozona di luglio ha indicato il tasso più rapido di crescita in 21 anni grazie alla progressiva riapertura dei mercati dalle restrizioni anti Covid-19. Lo riporta l’indagine flash della Ihs Markit, con il PMI che è salito a 60,6 punti, dai 59,5 di giugno e segnando il valore più alto da 252 mesi. L'indice PMI relativo al terziario è salito a 60,4 punti, dai 58,3 di giugno quello sul manifatturiero invece si è smorzato a 62,6 dai 63,4 punti di giugno. Il record di espansione dell’attività terziaria in 15 anni, spiega Ihs Markit, è stato tuttavia attenuato da un rallentamento della crescita della produzione manifatturiera legato in molti casi al peggioramento della catena di distribuzione. Qui per approfondire. 

 

 La Voce degli Stakeholder 

 

Confindustria, il “bello” italiano vale 135 mld di export 

Secondo il rapporto Esportare la Dolce Vita, realizzato dal Centro Studi Confindustria, in collaborazione con Unicredit e il contributo di Sace, Netcomm e Fondazione Manlio Masi, il “bello e ben fatto” italiano vale 135mld di euro e rappresenta una parte consistente delle esportazioni complessive dell’Italia. È inoltre trasversale a tutti i principali comparti dal made in Italy, seppure in maniera più marcata nei settori afferenti alle 3 “F” di Fashion, Food and Furniture. La ricerca pone in risalto la possibilità di un’ulteriore crescita di 82mld, in quanto le eccellenze italiane si rivolgono prevalentemente verso i mercati avanzati che nell’insieme assorbono circa 114mld di euro. Il valore di eccellenze esportato verso i paesi emergenti, invece, che per il loro dinamismo offrono margini di crescita maggiori a fronte, comunque, di rischi più elevati, ammonta a oltre 20mld di euro. Qui la nota di Confindustria. 

 

Confcommercio, l’inatteso ritorno dell’inflazione 

L’Ufficio Studi di Confcommercio lancia l’allarme inflazione. Secondo lo studio, ci sarebbero concreti rischi di una recrudescenza inflazionistica a brevissimo termine. I campanelli di allarme proverrebbero dai Paesi OCSE, dove nello scorso mese di maggio, l’inflazione ha raggiunto il 3,8%, dal 3,3% tendenziale del mese precedente. Nella metrica core (inflazione di fondo), prosegue lo studio, nello stesso mese la variazione dei prezzi al consumo è stata del 2,9%, in accelerazione di mezzo punto rispetto ad aprile. Ciò premesso, spiega Confcommercio, sono due le determinanti dell’eventuale prossima accelerazione inflazionistica: la pressione sui costi delle imprese e la configurazione delle aspettative degli operatori riguardo al profilo della stessa inflazione nel futuro, più o meno lontano. Qui la nota dell’Ufficio Studi di Confcommercio. 

 

Confartigianato: la forza delle MPMI e dei territori dietro ai successi del made in Italy 

I sistemi di piccola impresa diffusi sul territorio sono alla radice dei successi del made in Italy nel mondo. Nell’arco degli ultimi sei anni l’export dell’Italia sale più di quello tedesco, trainata dalla migliore performance di Toscana, Emilia-Romagna e Veneto, Non solo. L’Italia è leader nell’Unione europea per export diretto delle micro e piccole imprese manifatturiere generando un surplus del saldo del commercio estero che paga oltre i tre quarti della bolletta energetica. Eppure, malgrado i numeri dicano il contrario, il mainstream secondo il quale alle radici della scarsa crescita dell’economia italiana vi sia un’alta presenza di piccole imprese si è rafforzato negli ultimi tempi. Sulle cause della stagnazione, il caso della manifattura, ci racconta una storia diversa. L’analisi dei punti di forza delle piccole imprese e dei territori dietro ai successi del made in Italy è proposta dall’Ufficio Studi Confartigianato nell’articolo “L’Italia cresce poco? / I falsi miti sulle Pmi smontate dai numeri del Made in Italy”. Qui e qui due approfondimenti dall’Ufficio studi di Confartigianato e dal Sussidiario.net 

 

Anima Confindustria: meccanica, due aziende su tre in ripresa nel 2021 

La meccanica italiana si sta riprendendo più velocemente di quanto si potesse sperare a inizio anno. Questo è il dato che emerge dall’ultimo sondaggio diffuso da Anima Confindustria nella prima metà di luglio alle aziende associate. Il 66,7% delle imprese (due aziende su tre), all’interno di un campione eterogeneo e rappresentativo della quasi totalità dei settori di Anima, ha infatti dichiarato di prevedere una completa ripresa delle perdite subite nel 2020 entro la fine del 2021. Inoltre, appare superata la possibilità di un calo occupazionale: circa il 93% delle imprese associate in Anima non prevede licenziamenti nei prossimi mesi, nonostante alcune aziende continuino a soffrire il contraccolpo dell'anno scorso. Qui il Comunicato di Anima. 

 

Innovazione  

 

Report Mise-Infocamere: la marcia delle startup innovative, in Italia a quota 13.500 

Il Report trimestrale firmato Mise, Infocamere e con la collaborazione di Unioncamere, fotografa un aumento dell’8,1% delle startup innovative italiane, che raggiungono così nel 2021, quota 13.582. Secondo il report, il 75% delle startup si caratterizza per i servizi alle imprese: produzione di software e consulenza informatica (37,4%), R&S (14,7%), servizi d’informazione (8,7%), manifatturiero (16,6%) e commercio 83%). La Lombardia risulta in vetta, ed è la Regione dove si concentrano il 26,7% delle nuove società, seguita dal Lazio con 1.586 nuove startup. Sul fronte fatturato le startup innovative sono soprattutto microimprese, vantando un valore della produzione medio di poco inferiore a 171,7 mila euro. Qui per approfondire. 

 

Aziende e maturità digitale: in Italia al top Finance & Insurance, arranca l’edilizia 

Da una ricerca denominata “La maturità digitale delle aziende in Italia”, pubblicata da Bytek di Datrix, in collaborazione con Università della Tuscia Istituto Tecnico Economico “Paolo Savi” di Viterbo, emerge come il settore che risulta più maturo digitalmente è quello della finanza e delle assicurazioni, seguito dalle attività artistiche e dall’istruzione. La ricerca, condotta su oltre 6.000 siti web di aziende italiane con fatturato 2019 superiore a 5 milioni di euro, è stata realizzata con l’obiettivo di rilevare e analizzare la capacità delle aziende di sfruttare al meglio gli strumenti digitali. I settori che, invece, mostrano le performance peggiori sono quello delle costruzioni e l’immobiliare. Per quanto riguarda la ripartizione geografica, le tre province che raggiungono i migliori risultati in termini di digital score sono Trento, Bolzano e Milano. Qui per un approfondimento. 

 

Istituito il Gruppo di Lavoro sulla Strategia Nazionale per l’Intelligenza Artificiale 

Nasce il Gruppo di Lavoro sulla Strategia Nazionale per l’Intelligenza Artificiale. Il Ministero dell’università e della ricerca, il Ministero dello sviluppo economico e il Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale hanno di concerto istituito un gruppo di lavoro che avrà il compito di aggiornare la strategia nazionale sull’Intelligenza Artificiale e la renderà coerente al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il Gruppo di Lavoro, costituito da cinque esperte e quattro esperti, avrà una funzione consultiva e sottoporrà la strategia ai tre Ministri competenti. Qui un approfondimento sul sito di Innovazione.gov 

 

Inapp: nella PA dimezzata la spesa in formazione. “Investire su e-skill o PNRR a rischio” 

Secondo l’Inapp (Istituto per le politiche pubbliche) la spesa in formazione nella Pubblica amministrazione è passata dai 262 milioni di euro del 2008 ai 154 milioni del 2018, per un investimento pari a 48 euro per dipendente. Nel frattempo, l’età media dei dipendenti è cresciuta e gli over 50 rappresentano ormai circa il 58% del personale in servizio. Per questa categoria di dipendenti, in particolare, serve una formazione mirata e al passo con le nuove sfide della digitalizzazione e sul solco delle linee indicate dal Pnrr. Sono questi alcuni degli aspetti presi in considerazione durante un webinar organizzato dall’Inapp e che riprendono gran parte delle considerazioni pubblicate nel Rapporto Annuale. Ulteriori criticità relative alla formazione nella PA emergono, secondo l’indagine, se si considera che meno di un terzo delle Amministrazioni ha predisposto una rilevazione dei fabbisogni formativi e, di queste, la maggior parte l’ha effettuata in modo parziale. Qui la nota dell’Inapp. 

 

 Enti locali 

 

Nasce il Portale “Next Generation Eu – EuroPA Comune” per gli Enti Locali 

È disponibile online, il “Next Generation Eu – EuroPA Comune”, il portale che si propone come strumento a supporto degli Enti Locali (www.nextgeneration-eu.it). Uno spazio digitale in cui sono raccolte informazioni, iniziative e approfondimenti sul “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” (Pnrr), con l’obiettivo di fornire un servizio gratuito che possa servire a far orientare gli Enti davanti alle numerose iniziative e finanziamenti che li riguarderanno da vicino nei prossimi anni. Il Progetto, che conta attualmente circa 1000 Enti pubblici iscritti, soprattutto i piccoli e medi Comuni, è stato ideato, progettato e gestito da Centro Studi Enti Locali S.p.a. e dall’Università di Pisa. Qui per approfondire.  

 

Mondo MEF

 

Mef, al via il Comitato FinTech per la digitalizzazione dei servizi finanziari del Paese 

Il Mef comunica l’entrata in vigore del decreto che disciplina l’operatività e le attribuzioni del Comitato FinTech, quale cabina di regia istituita presso il Ministero dell’economia e delle finanze, le condizioni e le modalità di svolgimento della sperimentazione in Italia di attività di tecno-finanza (FinTech). La sperimentazione consentirà agli operatori FinTech di testare soluzioni innovative, di osservare le dinamiche dello sviluppo tecnologico e individuare gli interventi normativi più opportuni ed efficaci per agevolare lo sviluppo del FinTech, contenendo già in avvio la diffusione di potenziali rischi, sotto il costante controllo delle autorità di vigilanza Banca d’Italia, Consob e IVASS. Qui il comunicato stampa del Mef.