L'Europa è un sogno. Con la Conferenza sul futuro dell'Europa, gli europei hanno dimostrato di voler costruire un futuro migliore tenendo fede alle promesse più durature del passato. Promesse di pace e prosperità, equità e progresso. 

La Presidente Ursula Von der Layen durante il suo intervento alla Conferenza sul futuro dell’Europa nel giorno della Giornata dell’Europa.

 

Il Dibattito delle Idee 

 

La Conferenza sul futuro dell'Europa si è conclusa il 9 maggio 2022 

In una cerimonia di chiusura il 9 maggio a Strasburgo, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, il presidente Emmanuel Macron a nome della presidenza del Consiglio e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen hanno ricevuto dai copresidenti del comitato esecutivo della Conferenza il rapporto finale sui risultati della Conferenza. Questo viaggio senza precedenti di un anno di discussione, dibattito e collaborazione tra cittadini e politici è culminato in un rapporto incentrato su 49 proposte che includono obiettivi concreti e più di 320 misure per le istituzioni europee da seguire. La conferenza sul futuro dell'Europa offre ai cittadini europei un'occasione unica per ragionare sulle sfide e le priorità dell'Europa. Il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione europea si sono impegnati ad ascoltare la voce degli europei e a dare seguito, nell'ambito delle rispettive competenze, alle raccomandazioni ricevute. Qui per approfondire. 

 

Inflazione: come affrontarla? 

L’Europa è la risposta. Ma anche il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Perché se da un lato L’Europa può agire calmierando la dinamica dei prezzi dell’energia importata, dall’altro una decisa accelerazione sull’energia prodotta da fonti rinnovabili grazie agli investimenti del Pnrr consentirebbe di ridurre la dipendenza energetica e quindi l’inflazione importata. Queste strategie nonostante l’incertezza che le caratterizza rappresentano la sfida da combattere. Qui per approfondire. 

 

Debito pubblico: perché la situazione si complica? 

Le ultime vicende nazionali e internazionali, tra le altre, hanno riportato al centro del dibattito il complesso tema del debito pubblico. Un libro scritto dai due economisti, Massimo Bordignon e Gilberto Turati si pone l’obiettivo di rispondere alla domanda: come siamo arrivati ad avere un debito pubblico di oltre 2.700 miliardi di euro? Che conseguenze ha un debito così alto sul funzionamento dell’economia? Come possiamo uscirne? 
Per rispondere bisogna anzitutto capire cos’è davvero il debito pubblico, a cosa serve, cosa ne garantisce la sostenibilità nel tempo. Il tempo che viviamo è strutturalmente molto diverso dal passato e i tassi di interesse resteranno potenzialmente bassi per lungo tempo. Se fossimo in grado di ritrovare la strada della crescita i danni potrebbero essere limitati, soprattutto se si considerano gli spazi garantiti dalle nuove politiche europee e le riforme che il Paese attende da tempo. Qui per approfondire.  

 

Studi, ricerche e numeri 

 

Osservatorio Assogestioni: sempre più donne e giovani tra i sottoscrittori 

La differenza uomo-donna nell’universo dei sottoscrittori italiani di fondi comuni si sta progressivamente assottigliando in favore di un sostanziale equilibrio tra i generi: su 11,7 milioni di investitori, infatti, le donne oggi rappresentano il 47% degli investitori contro il 53% degli uomini. A certificarlo è l’Osservatorio di Assogestioni sui sottoscrittori di fondi comuni, presentato nel corso della giornata conclusiva del Salone del Risparmio, stando al quale negli ultimi vent’anni questo gap è sceso da 16 a 6 punti percentuali (nel 2002 il rapporto uomini-donne era del 58%-42%). Lo studio, che dall’anno scorso è stato esteso anche ai fondi esteri collocati presso la clientela italiana, analizza fin dal 1996 le informazioni sugli investitori individuali, raccogliendo un set di informazioni che rappresenta un unicum a livello europeo. Stando ai dati, aggiornati a dicembre 2021, l’età media complessiva di chi sottoscrive un fondo comune è di 61 anni e il 41% dei sottoscrittori ha un’età inferiore a 56 anni. A livello di ripartizione per area geografica, circa due terzi degli investitori risiedono nel Nord Italia: il 38% nel Nord-Ovest, il 26% nel Nord-Est. Nel Centro risiede il 19% dei sottoscrittori, al Sud il 12% e il 5% nelle Isole. Nel Nord si registrano importi medi investiti pari o superiori alla media. Qui per approfondire. 

 

CRIBIS: pagamenti delle imprese italiane, quelle digitalizzate sono le più puntuali 

Secondo un’analisi effettuata da Cribis, su dati Istat, le imprese che hanno adottato tecnologie digitali registrano performance di crescita, puntualità e rischiosità migliori rispetto alla media. Infatti, stando all’analisi, nel 2021, il 60,3% delle piccole e medie imprese italiane ha raggiunto almeno un livello base di sviluppo digitale. Inoltre, tra le imprese con almeno 10 addetti, emerge che il 41,9% ha acquistato servizi di cloud computing di livello medio-alto e il 51,9% di livello intermedio e sofisticato. Crescono poi ulteriormente le imprese che usano almeno due social media (da 22% a 27%), mentre nell’uso di dispositivi e sistemi intelligenti controllati via Internet (IoT) le PMI italiane con almeno 10 addetti sono ottave in Europa. Questi dati, secondo Cribis, rappresentano la prova della positiva influenza della digitalizzazione sulla crescita delle imprese che hanno implementato queste tecnologie digitali all’interno dei loro processi produttivi. Qui per approfondire.  

 

Deloitte: ristorazione di qualità, Italia prima in Europa 

Uno studio di Deloitte rivela che nel 2021 il settore è tornato a crescere a livello mondiale (+15,6%) dopo lo choc della pandemia. È la Cina il Paese leader, seguito a netta distanza dagli Stati Uniti. L’Italia vince in Europa ed è sesta nel mondo in termini di diffusione della ristorazione di qualità. A dirlo è lo studio “Foodservice Market Monitor” di Deloitte, da cui emerge come dato principale il ritorno alla crescita di tutto il settore nel 2021 (+15,6% e 300 miliardi in più di valore complessivo rispetto all’anno precedente) dopo il crollo generato dalla pandemia. Per il nostro Paese l’aumento è rispettivamente del 14,5% e di 31 miliardi di euro. Qui per un approfondimento.  

 

Istat: l’inflazione decelera ma permane l’incertezza sul futuro 

Decelera l’inflazione ma permane l’incertezza sul futuro. Questo è il quadro generale che emerge dall’Istat, secondo cui ad aprile si interrompe la fase di progressivi aumenti in corso da 9 mesi ed il differenziale inflazionistico con l’area euro si è ampliato a favore dell’Italia. Nel primo trimestre, il Pil italiano ha segnato una marginale contrazione legata dal lato dell’offerta a una flessione dell’attività dei servizi e dal lato della domanda a un apporto negativo della componente estera. La crescita acquisita per l’anno corrente è del 2,2%. A marzo, si è registrata una stabilizzazione della produzione industriale che ha segnato nel primo trimestre un calo congiunturale dello 0,9%. Il mercato del lavoro a marzo ha mostrato un deciso miglioramento, con un incremento dell’occupazione e una riduzione della disoccupazione e dell’inattività. Ad aprile, l’inflazione ha segnato una prima decelerazione, interrompendo la fase di progressivi aumenti in corso da nove mesi. Qui la Nota dell’Istat.  

 

OCSE, per aprile il leading indicator conferma l’incertezza nell’Eurozona 

In Europa, influenzati dall'aumento dell'inflazione e dal calo delle aspettative nel settore manifatturiero, gli indicatori Ocse continuano a indicare che la crescita sta perdendo slancio nell'area dell'euro nel suo insieme, comprese Francia, Germania e Italia, nonché nel Regno Unito. Per il mese di aprile, il superindice OCSE che anticipa di 6-9 mesi le tendenze economiche future, si è attestato a quota 100,2 in linea con il mese precedente. Cala l'indicatore dell'Eurozona a 100,1 punti da 100,3 precedente. Tra i paesi membri, in Francia l'indicatore cala a 99,1 da 99,3 punti, mentre in Germania a 100,3 da 100,5. In Italia, il leading indicator scende a 100,2 da 100,4 punti. L'indicatore economico anticipatore del Giappone è fermo a 100,6 punti, quello degli Stati Uniti a 100,1 e quello della Gran Bretagna scende a 100 punti da 100,3. Qui per approfondire.  

 

Banca d’Italia: accelera crescita prestiti a famiglie e imprese 

A marzo i prestiti al settore privato sono cresciuti del 2,5 % sui dodici mesi (2% nel mese precedente). I prestiti alle famiglie sono aumentati del 4% in un anno (3,8 nel mese precedente) e quelli alle società non finanziarie dell'1,3% (contro l'1,2% nel mese precedente). Lo ha reso noto la Banca d'Italia nell’ultimo rapporto "Moneta e Banche”. I tassi di interesse sui prestiti erogati nel mese alle famiglie per l'acquisto di abitazioni comprensivi delle spese accessorie (Tasso Annuale Effettivo Globale, Taeg) si sono collocati al 2,01% (1,85 in febbraio), mentre quelli sulle nuove erogazioni di credito al consumo all'8,06% (come nel mese precedente). I tassi di interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie sono stati pari all'1,23% (1,09 a febbraio), quelli per importi fino a 1 milione di euro sono stati pari all'1,78%, mentre i tassi sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia si sono collocati allo 0,87%. Qui la Nota di Banca d’Italia.  

 

CRIF-Osservatorio Cyber: attacchi hacker, nel 2021 +57,9% 

Le attività degli hacker hanno avuto una grande intensità nel 2021, anno in cui sono cresciuti del 48,7% gli utenti italiani che hanno ricevuto un avviso di un attacco informatico ai danni dei propri dati personali. In particolare, il dato si riferisce agli alert relativi a informazioni ritrovate sul dark web. Complessivamente il numero degli alert è stato di 1,8 milioni nel 2021, in crescita del +57,9% rispetto al 2020. Quelli inviati con riferimento a segnalazioni sull’open web sono stati oltre 150.000, +16,4% rispetto al 2020. La grande rilevanza di questo tema è confermata dal fatto che per la Cybersecurity il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prevede nella Missione 1 investimenti pari a 623 milioni di euro (dal 2021 al 2024), mirati a rafforzare le difese dell’Italia contro i rischi della criminalità informatica a partire dall'attuazione del Perimetro di Sicurezza Nazionale Cibernetica (PSNC). Sono queste alcune delle evidenze emerse dall’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio Ciber realizzato da Crif. Qui per un approfondire. 

 

Istat: industria, produzione invariata a marzo, +3% 

A marzo l'indice destagionalizzato della produzione industriale rimane invariato rispetto a febbraio. Al netto degli effetti di calendario, l'indice complessivo aumenta in termini tendenziali del 3% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 23 come a marzo 2021). Nella media del primo trimestre il livello della produzione diminuisce dello 0,9% rispetto ai tre mesi precedenti. Lo comunica l'Istat, evidenziando che l'indice destagionalizzato mensile mostra un aumento congiunturale sostenuto per l'energia (+2,7%) e una crescita più contenuta per i beni di consumo (+1%) e i beni strumentali (+0,4%); viceversa, si osserva una diminuzione per i beni intermedi (-0,7%). Nel complesso del primo trimestre, la produzione industriale è in aumento dell'1,3% rispetto ai primi tre mesi del 2021.Si registrano, su base annua, incrementi tendenziali marcati per i beni di consumo (+8,1%), l'energia (+5,2%) e in misura meno rilevante per i beni strumentali (+3%); diminuisce, invece, il comparto dei beni intermedi (-0,4%). Qui la Nota dell’Istat.  

 

CRIF: mutui, ad aprile continua la frenata delle surroghe 

Continua anche nel mese di aprile la contrazione delle richieste di mutui da parte delle famiglie italiane (-24,3% rispetto al corrispondente mese del 2021) fondamentalmente a causa del costante ridimensionamento delle surroghe. Tiene invece l’importo medio richiesto (+5,8% rispetto alla corrispondente rilevazione), che si è attestato a 146.467 euro. È quanto emerge dall’analisi delle richieste di mutuo registrate sul Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF dal quale si rileva che la maggioranza delle richieste perviene dai giovani al di sotto dei 35 anni d’età. Qui per un approfondimento.  

 

Istat: nel primo trimestre 2022 in calo dell’8,6% le nuove imprese 

Nel primo trimestre dell’anno il numero totale di registrazioni si riduce considerevolmente su base congiunturale, mentre risulta quasi stazionario in termini tendenziali, il numero totale di registrazioni di nuove imprese, depurato della stagionalità, segna un calo consistente, pari all’8,6%, dopo il recupero avvenuto nell’ultimo trimestre del 2021 (+5,4%). Il calo congiunturale si rileva in quasi tutti i settori, seppure in misura differenziata. Il numero di fallimenti, al netto della stagionalità, è risultato in lieve aumento rispetto al trimestre precedente, ma si colloca su livelli ampiamente inferiori a quelli medi del 2019. Rispetto al trimestre precedente le registrazioni risultano in calo in tutti i settori, da –16,6% per i trasporti a -0,9% per gli esercizi ricettivi e di ristorazione, con l’eccezione dei servizi sanitari, di assistenza, istruzione e intrattenimento che aumentano del 2,4%. Particolarmente negativi i risultati delle costruzioni (-12,9%), del commercio (-11,5%) e dell’industria in senso stretto (-6,2%). Al netto della stagionalità, le nuove registrazioni restano ben sotto i livelli del 2019, tranne che nel settore delle costruzioni e nelle attività finanziarie, immobiliari e professionali. Qui la Nota dell’Istat. 

 

La Voce degli Stakeholder 

 

Unioncamere: industria alimentare, a marzo aumenti dei prezzi superiori al 10% nell’ultimo anno 

Un’indagine condotta da Unioncamere con la collaborazione di BMTI e REF Ricerche, registra che le rilevazioni effettuate sui prezzi pagati all’industria alimentare dalle Centrali di Acquisto della GDO mostrano un aumento del +2,1% nel mese di marzo per la media dei 46 prodotti alimentari maggiormente consumati, con una crescita che si porta al +10,9% rispetto a marzo 2021. “In uno scenario che già presentava tensioni a causa di molteplici fattori (energetici, climatici e sanitari), lo scoppio della guerra in Ucraina ha ulteriormente spinto al rialzo i prezzi dei prodotti alimentari. Una corsa che non accenna a rallentare, a svantaggio dei costi pagati dalle imprese e dei bilanci delle famiglie”, si legge nel report. Qui per un approfondimento.  

  

Confindustria, con guerra e prezzi la produzione crolla a -2,5% ad aprile 

Il protrarsi del conflitto e delle tensioni sui prezzi delle commodity, a partire dall’emergenza del gas, gela la produzione industriale che segna -2,0% a marzo e -2,5% ad aprile. Queste le nuove stime del Centro Studi Confindustria che registra il calo dopo il rimbalzo di febbraio (+4,0%) che ha seguito la caduta di gennaio (-3,4%) e dicembre (-1%). «Le indagini sul sentiment imprenditoriale e le ridimensionate dinamiche di ordini e attese delle imprese non lasciano intravedere miglioramenti significativi nel breve termine». Nel primo trimestre 2022, Confindustria stima una diminuzione della produzione industriale di -1,6% rispetto al quarto trimestre del 2021. L'ulteriore calo della produzione rilevato dal CsC in aprile (-2,5%) porta la variazione acquisita per il secondo trimestre a -2,5%, pregiudicando la dinamica del Pil italiano nel secondo trimestre, dopo la flessione nel primo. Gli ordini in volume diminuiscono a marzo di -0,6% su febbraio, ad aprile di -0,4%. Qui l’approfondimento del Centro Studi di Confindustria. 

 

Confartigianato: manifattura incerta, tra guerra e prezzi energia, ma in 5 anni valore aggiunto in Italia +5%  

Il freno alla ripresa dato dallo scoppio della guerra in Ucraina ha provocato un rallentamento della produzione manifatturiera che a marzo flette dello 0,2% rispetto al mese precedente, mentre su base trimestrale si rileva un calo congiunturale dello 0,8% a fronte di un aumento dell’1,1% rispetto al primo trimestre dell’anno precedente. Un prolungamento del conflitto e l’acuirsi della crisi energetica potrebbero compromettere gli eccellenti risultati della manifattura made in Italy degli ultimi anni, resi possibili dall’apporto delle micro e piccole imprese. Lo afferma un report del Centro Studi di Confartigianato che sottolinea come l’apertura del divario competitivo penalizza la locomotiva della manifattura europea. Proprio l’Italia, con una più bassa dimensione media delle imprese (10 addetti medi per impresa) rispetto a Germania (media di 39 addetti) e Francia (media di 15 addetti), registra una maggiore crescita del volume di valore aggiunto, pari al +5,1% tra il 2016 e il 2021, a fronte del limitato +0,7% in Francia e del calo del 3% registrato in Germania. Qui l’approfondimento del Centro studi di Confartigianato.  

 

Innovazione  

 

POLIMI: nel 2022 crescono gli acquisti online degli italiani 

Secondo una ricerca Netcomm, nei primi mesi dell’anno il valore dell’e-commerce nel nostro Paese è salito a circa 46 miliardi di euro, facendone proseguire la crescita anche nel 2022. A sostenerlo è l'ultima indagine dell'Osservatorio eCommerce B2C Netcomm-School of Management del Politecnico di Milano, secondo la quale gli acquisti online degli italiani sono cresciuti del 14% raggiungendo un valore di 45,9 miliardi di euro. Ad aumentare di più è l’acquisto di servizi (11,9 miliardi, +28% rispetto al 2021) rispetto a quello di prodotti (+10% rispetto al 2021 per un valore di 34 miliardi). Fra questi ultimi, il comparto più dinamico si conferma quello del Food&Grocery con un +17%, mentre rallenta il trend al rialzo dell’abbigliamento (+10% rispetto al 2021), di informatica ed elettronica di consumo (+7%). La ripresa dei servizi è legata soprattutto al grande ritorno dei viaggi turistici (+33%) e degli eventi in presenza. In linea con l’anno passato, lo smartphone si conferma come il mezzo preferito per fare acquisti online con il 55% del valore totale. Qui per un approfondimento. 

 

Gender equity 

 

MISE: imprenditoria femminile, 200 milioni per Imprese On e Smart&Start 

A sostegno dell’imprenditoria femminile il ministero dello Sviluppo economico ha rifinanziato con 200 milioni di euro le misure agevolative Imprese On (Oltre Nuove Imprese a Tasso zero), a supporto della creazione di piccole e medie imprese e auto imprenditoria, e Smart&Start, a supporto di startup e Pmi innovative, destinando per ciascuna linea di intervento 100 milioni di euro. È quanto comunica il Mise in una nota. Si completa così il quadro di interventi previsti dal ministro Giancarlo Giorgetti nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che ha stanziato per le misure in favore della creazione, sviluppo e consolidamento di imprese guidate da donne un ammontare complessivo di 400 milioni di euro. Qui la Nota del Mise. 

 

Enti locali 

 

Conferenza Stato-Città: 382 milioni in favore dei Comuni, 50 a Città metropolitane e Province 

Duecentocinquanta milioni di euro subito (200 ai comuni e 50 per Province e Città metropolitane), per il ristoro sul caro bollette, 100 milioni per l’incremento delle indennità di funzione e 82,5 milioni per il minor gettito da occupazioni di suolo pubblico. Sono queste le risorse sbloccate dalla Conferenza Stato-città quale “contributo straordinario” in risposta ai minori gettiti causati dalla pandemia e dalla crisi energetica. I primi 250 milioni sul caro bollette sono stati approvati sulla base delle informazioni della banca dati Siope come indicato dalla norma stessa. Altri 200 milioni (170 ai Comuni e 30 a Città metropolitane e Province) saranno da ripartire entro il prossimo 30 giugno, andando a valere sul recente decreto Energia e investimenti. Approvato anche il riparto di 82,5 milioni per ristorare i Comuni del minor gettito derivante dall’esenzione delle occupazioni del suolo pubblico per il primo trimestre 2022. Inoltre, a titolo di concorso alla copertura del maggiore onere sostenuto dai Comuni per l’incremento delle indennità di funzione degli amministratori, anche uno stanziamento di 100 milioni per l’anno 2022, che diventeranno 150 per il 2023 e 220 annui a partire dal 2024. Qui per approfondire.  

 

Mondo MEF 

 

Mef: Osservatorio partite IVA, 188.451 nuove partite Iva nel 1°trimestre 2022  

Nel primo trimestre del 2022 sono state aperte 188.451 nuove partite Iva, dato sostanzialmente in linea a quello del corrispondente periodo dello scorso anno (+0,2%). La distribuzione per natura giuridica mostra che circa il 75% delle nuove aperture di partita Iva è stato operato da persone fisiche, il 18,3% da società di capitali, il 3,4% da società di persone; la quota dei “non residenti”, in deciso calo dopo un lungo periodo di forti incrementi, e delle “altre forme giuridiche” è pari al 3,4% del totale delle nuove aperture. Riguardo alla ripartizione territoriale, il 46,6% delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 22,2% al Centro e il 30,8% al Sud e Isole. In base alla classificazione per settore produttivo, le attività professionali registrano il maggior numero di avviamenti di partite Iva con il 23,2% del totale, seguite dal commercio (16%) e dalle costruzioni (11,4%). Per quanto riguarda le persone fisiche, la ripartizione di genere mostra una sostanziale stabilità (maschi al 60,1%). Il 51,3% delle nuove aperture è stato avviato da giovani fino a 35 anni e il 30% da soggetti appartenenti alla fascia dai 36 ai 50 anni. Si rafforza l’interesse dei contribuenti per il regime forfetario: nel periodo in esame 100.594 soggetti hanno aderito al regime, pari al 53,4% del totale delle nuove aperture, con un incremento del 9,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Qui il Comunicato stampa del Mef.