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Dal 1° gennaio 2024 diventa operativa l'incorporazione di SOSE in Sogei, come previsto dalla legge n.112 del 2023 che ha disposto la fusione della società.

A tal fine tutte le comunicazioni Sose si trovano sul sito Sogei www.sogei.it

In questa puntata di Data Corner, insieme al Responsabile del Centro Studi SOSE, Giancarlo Ferrara, ci occupiamo di gender gap e prendiamo spunto da una recente pubblicazione del World Economic Forum ovvero il Global Gender Gap Report 2022. Il documento ha l'obiettivo di indagare le implicazioni di genere nel mondo del lavoro partendo dalla rilevazione di quattro dimensioni chiave: la partecipazione economica, la partecipazione politica, la salute e l’educazione. Si tratta di un fenomeno globale e i dati descrivono una situazione complessa anche per l'Italia.

Testo Podcast

Buongiorno a tutti e bentrovati, io sono Gabriele Carones e questo è “Data corner” il nostro approfondimento periodico dedicato ai dati, agli studi e ai rapporti che riguardano i temi di cui SOSE si occupa, vale a dire economia, fisco ed enti locali. 

In questo appuntamento mi accompagna Giancarlo Ferrara che è un esperto di statistica e di economia e in SOSE è il Responsabile del nostro Centro Studi.  

Oggi parliamo di gender gap e prendiamo spunto da una interessantissima pubblicazione del World Economic Forum ovvero il Global Gender Gap Report 2022, un rapporto che si pone l'obiettivo di indagare le implicazioni di genere nel mondo del lavoro partendo dalla rilevazione di quattro dimensioni chiave: la partecipazione economica, la partecipazione politica, la salute e l’educazione. 

D: Giancarlo, allora, noi veniamo da due anni in cui la pandemia ha accentuato le disuguaglianze e i divari anche di genere: i dati pubblicati dall’ONU ci dicono che nel 2022 la partecipazione delle donne alla forza lavoro rimarrà al di sotto dei livelli pre-pandemici in 169 Paesi, passando in media dal 51,8% cento del 2019 al 50,8% attuale. In più, a causa della pandemia nel 2020, le donne hanno perso un reddito stimato di 800 miliardi di dollari, inoltre circa 383 milioni di donne e ragazze vivranno in condizioni di estrema povertà rispetto a 368 milioni di uomini e ragazzi. In sostanza siamo di fronte a un fatto globale...  

R: L'esistenza di gender gap in molte aree è un fatto mondiale, trasversale ai paesi avanzati ed emergenti, persistente nel tempo e responsabile di perdite significative in termini di PIL e welfare. 

Secondo il Global Gender Gap Report 2022, ci vorranno altri 132 anni per colmare il divario globale di genere. Il Global Gender Gap Index è rappresentato da un punteggio (score) in una scala 0-100 e può essere interpretato come la distanza coperta verso l’obiettivo della parità (i.e. la percentuale di gap già coperto). 

Nei 146 paesi coperti dall'indice 2022, il divario di genere relativo a salute e sopravvivenza si è ulteriormente ridotto con una gap chiuso al 95,8%, su Istruzione del 94,4%, mentre il divario di genere sebbene ridotto con riferimento alla partecipazione economica e le opportunità si attesta al 60,3% mentre molto indietro sull'empowerment politico dove l’indice si attesta al 22%.1 

D: Veniamo al nostro paese: i dati Istat ci dicono che a ottobre 2022 i tassi di occupazione di uomini e donne continuano a restare distanti ovvero 69,5% per gli uomini e 51,4% per le donne, parliamo di un gap di genere del 18%, un range che caratterizza il mercato del lavoro italiano da più di 30 anni. 

R: Si e la cosa è confermata anche dal Global Gender Gap Report. L’Italia occupa il 63° posto di questa classifica con uno score generale di 0.70, in media con il valore globale su partecipazione economica dove occupa il 110° posto mentre su empowerement politico si piazza al 40° posto con uno score di 32 molto, 1 volta e mezza rispetto alla media generale 

D: Infine proviamo a trarre qualche indicazione di policy da questi dati. Cosa sarebbe necessario fare per affrontare in maniera adeguata questo problema?  

R: Le differenze sistematiche nella decisione delle donne di entrare nel mondo del lavoro (lato dell'offerta) e la mancanza di opportunità di lavoro (lato della domanda) possono aiutare a spiegare questo grande divario tra i sessi. I dati dimostrano che le donne registrano tassi di inattività più elevati per livelli di disoccupazione simili a quelli degli uomini. Ciò delinea che i paesi possono migliorare l'occupazione femminile implementando prima politiche specifiche di genere e relative all'offerta (ad esempio, potenziando il sistema di welfare a sostegno dei genitori che lavorano attraverso l'assistenza all'infanzia, la mobilità, ecc.). Inoltre, tra le donne che lavorano hanno salari più bassi, lavorano meno ore e ricoprono posizioni meno apicali. 

Poiché la crisi del Covid-19 ha colpito la disoccupazione e la partecipazione femminile più della sua controparte maschile, soprattutto nei paesi ad alto reddito in cui la convergenza era sulla giusta strada, è importante che il policy maker agisca per evitare che questa tendenza virtuosa possa invertirsi con la ripresa mondiale.